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    March 16

    Gli Mbole della RDC

    Gli Mbole della Repubblica Democratica del Congo.

     

    Il popolo Mbole è stanziato oggi  nell’estrema parte sud occidentale della Repubblica Democratica del Congo ( ex Zaire ) ed è costituito da circa 150,000 persone dedite per lo più all’agricoltura ed alla caccia. L’unità produttiva principale è la famiglia nucleare che procura i mezzi necessari al sostentamento tramite la coltivazione di manioca, banane e riso, integrandoli con i prodotti derivati dall’allevamento di oche, capre e polli. Gli uomini del gruppo vanno a caccia con arco e frecce e completano la dieta familiare con prodotti ittici provenienti dai numerosi corsi d’acqua presenti nella regione.

    Si dice siano arrivati nell’attuale territorio durante una migrazione avvenuta nel XVIII secolo che dalla parte settentrionale del fiume Congo li condusse, attraverso la foce del fiume Lumani, fino alle zone meridionali ove attualmente risiedono.

    Il governo del gruppo è affidato al capo villaggio scelto tra i membri anziani della tribù ed anche le donne hanno una certa influenza poiché il modello di residenza è uxorilocale ( dopo il matrimonio, l’uomo deve trasferirsi nel villaggio della moglie ). La società Mbole trova suo fondamento nell’esistenza di tre società segrete che, in un certo modo, comprendono tutti i personaggi socialmente rilevanti del gruppo: la società Ekanga riservata ai guaritori ed agli indovini, l’Otuku appannaggio delle mogli dei dignitari più influenti e la Lilwa, la società più importante e potente, capace di dettare le regole di comportamento necessarie per la sopravvivenza della comunità. Le società segrete in Africa sono molto diffuse ed i loro appartenenti godono di molto potere e di uno status privilegiato. Possono partecipare alla Lilwa solo coloro che sono stati iniziati, in pratica tutti i componenti maschi del gruppo che possono farvi parte solo dopo la circoncisione, rito che segna il passaggio di un bambino alla condizione sociale di adulto. La circoncisione, che avviene al dodicesimo anno d’età ed è accompagnata da un isolamento rituale nella foresta, ha lo scopo di inculcare nei giovani il coraggio, la lealtà, la disciplina, il disprezzo per il dolore, oltre che di introdurre i neofiti al linguaggio segreto della Lilwa. Questa istituzione è necessaria per rendere consapevoli i membri del gruppo del ruolo che ricoprono all’interno della propria comunità e per assicurarsi l’obbedienza alle norme sociali sancite come imprescindibili.

    La società segreta Lilwa  si suddivide in quattro livelli di cui il più importante è quello chiamato Isoya: ad esso appartengono i leaders religiosi del gruppo e le loro mogli. Questi capi spirituali sono tenuti in gran conto; infatti, quando muoiono sono seppelliti all’interno di un albero e la loro casa lasciata vuota e mai più occupata per indicare che, in realtà, la loro presenza è eterna.

    La principale produzione artistica degli Mbole è rappresentata dalle sculture chiamate Ofika, raffigurazioni molto particolari dell’essere umano. Gli esseri ritratti, infatti, presentano corpi emaciati e grottescamente allungati, le teste artificiosamente allargate, le labbra estremamente sporgenti e buffe capigliature che ricordano delle corone. Queste figure rappresentano gli uomini e le donne che, a causa di gravi colpe commesse contro la comunità, sono morte; esse sono mostrate ai giovani durante le cerimonie di iniziazione per far loro vedere le conseguenze provocate da una condotta immorale che cozza con le regole imposte dalla società e per inculcare il rispetto verso gli anziani, fautori di queste leggi. Sono presentate in pubblico anche in occasione di gravi calamità abbattutesi sulla tribù, sempre per enfatizzare il bisogno di totale osservanza delle norme necessarie alla sopravvivenza del gruppo.

    I metalli hanno sempre avuto una grande considerazione in Africa; gli artigiani che lavorano il ferro ed in generale tutti i metalli hanno goduto immancabilmente di uno status privilegiato: spesso risiedono lontano dai villaggi, sono circondati da una serie di tabù inviolabili, sono temuti, rispettati e considerati molto potenti.

    Tra gli Mbolo, infatti, esiste un proverbio che esemplifica le credenze relative ai poteri dei fabbri: “Kaaesikaaer ba\ni sa gaae difii an guaewa”, ossia “Una spada non fa paura alla schiena di un fabbro”. Evidentemente è molto sentito dalla gente comune il rapporto che lega questi uomini ai metalli che si celano nel ventre della terra e l’utilizzo del fuoco per la realizzazione dei manufatti rende ancora più mistico e simbolico il lavoro degli artigiani. Oggetti in ferro, dalle forme più disparate, come la moneta in questione che assomiglia quasi ad una foglia, erano concepiti per ricoprire funzioni simboliche e cerimoniali, oltre che per incarnare il semplice aspetto economico.

    Un’altra prerogativa artistica del popolo Mbole è rappresentata dalla produzione di ornamenti femminili in rame e ferro tra i quali spiccano per l’originalità della forma e per le modalità di utilizzo splendide cavigliere di rame massiccio dalla foggia tondeggiante.

    Molti popoli africani non possiedono nulla tranne quello che hanno indosso; tradizionalmente, infatti, la dote delle donne è costituita, oltre che da beni di utilità giornaliera ( utensili, contenitori, stoffe) e da capi di bestiame, soprattutto da gioielli realizzati in qualsiasi materiale che può spaziare dall’oro a semplici semi di piante dalle virtù riconosciute ed apprezzate.

    Le cavigliere di rame facevano parte della dote delle donne ma potevano anche servire per importanti transazioni di carattere cerimoniale ed erano, in ogni modo, esclusivo appannaggio delle classi più abbienti; questi oggetti rappresentavano, quindi, una “riserva” di ricchezza che, in caso di bisogno, poteva essere “convertita” secondo i casi in beni fungibili o in avanzamenti di status. Siccome non ne circolavano in gran quantità divennero subito molto apprezzate sia per il loro valore artistico sia per quello monetario. In questi casi non si verificò, evidentemente, la separazione prettamente occidentale tra gli ornamenti e gli oggetti monetari.

    Per creare questi pezzi l’artigiano versava il metallo fuso in un buco scavato nel terreno chiamato “la pozzanghera” che, una volta raffreddato, era lavorato fino ad arrivare ad una forma circolare e poi adattato direttamente al corpo del proprietario.

     

     

     

     

    Riferimenti: E. W. Herbert “ Red Gold of Africa”, U. Wisc.Press, 1984.

    Scritti di Valentina Vanorio.

    Comments (1)

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    ed infine pubblicalo!!!
    èenso che tu abbia già fatto qualcosa...
    ma dal risultato è probabile che tu non abbia inserito il codice del counter in modalità HTML!
    Riprova e fammi sapere....
    Baci baci
    e..............buon pranzo!!!
    Mar. 16

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